mercoledì 9 dicembre 2020

NONANTOLA

 

Panorama di Nonantola con le absidi dell'Abbazia di San Silvestro e
sulla sfondo il campanile e la pieve di San Michele.



NONANTOLA è un comune della provincia di Modena, verso Ferrara, lungo la statale 225, detta Nonantolana. Importanti sono le testimonianze del suo passato medioevale e importane è stato il suo contributo nella lotta partigiana durante la II Guerra Mondiale, tanto che la città è stata insignita della croce di guerra al valor militare. 

Fin dall'età del Bronzo la zona è stata abitata e dopo la civiltà terramaricola si sono diffuse la civiltà villanoviana, quella etrusca e la gallo-celtica. Nel 182 a.C. i Romani vi fondarono una colonia di 90 centurie (novaginta, da cui Nonatula e poi Nonantola). Dopo la caduta dell'Impero Romano e le scorrerie dei barbari, nel 752 d.C. il re Longobardo Astolfo fece costruire una chiesa con un monastero benedettino, dove qualche anno dopo furono portate le spoglie di San Silvestro, fatto che determinò l'importanza del monastero e la crescita di un paese attorno a quella che diventerà un'importante abbazia. In seguito Carlo Magno fece dell'abate il signore feudale di un vasto territorio da cui riscuotere decime e varie tasse. L'abbazia benedettina diventò un centro religioso e culturale importante e di una certo potere non solo nella Pianura Padana.
Dal secolo VIII l'abbazia cominciò a dare le terre ai contadini in enfiteusi, cioè dando loro il diritto di goderne i frutti in cambio di un contributo annuale in denaro o derrate, nonchè con l'impegno di salvaguardare e migliorare il fondo: la cosidetta Partecipanza.

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L'ABBAZIA DI SAN SILVESTRO

Facciata a capanna dell'Abbazia di San Silvestro.


L'abbazia, costruita in mattoni, presenta una facciata a capanna a salienti, cioè a due spioventi, che corrispondono alle navate interne, con una bifora sopra il protiro, cioè sopra il portale. Questo presenta due colonne in marmo sopra due leoni stilofori. La lunetta del protiro con il bassorilievo del Cristo Benedicente è attribuita a Wiligelmo.  Antecedenti sono le formelle che decorano gli stipiti del portale e che rappresentano scene della vita dell'abbazia (a sinistra) e vicende della vita di Cristo (a destra).

Particolare del Portale (foto di Luisa)





Le tre maestose absidi romaniche  sono caratterizzate da lesene che sorreggono arcate cieche, dalla bifora centrale e da strette finestre con arco a tutto tondo





l'interno della Chiesa presenta il soffitto a capriate ed è diviso in tre navate, separate da arcate
 a tutto tondo sorrette da possenti pilastri. Nell'altare maggiore, quello centrale sul presbiterio, sono custodite le reliquie di San Silvestro.

Nei locali dell'antico monastero è stato allestito un Museo, diviso in due sezioni: in quella diocesana si trovano opere d'arte provenienti dalle chiese del Modenese, mentre nell'altra ci sono opere d'arte e reperti legati alla storia dell'Abbazia. Vi troviamo il tesoro del monastero (le reliquie della Santa Croce, le reliquie di San silvestro1 Papa, dei martiri Senesio e Teopompo...); le pergamene dell'archivio storico relativi a personaggi storici (Carlo Magno, Matilde di Canossa, Federico Barbarossa e l'abate Gotescalco che ha dato inizio alla Partecipanza di Nonantola.); i codici medievale dello scriptorium e le opere artistiche tra cui il polittico di Matteo Lambertini (XV sec.)

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LA CRIPTA DELL'ABBAZIA  (Foto di Luisa)


la cripta si trova sotto il presbiterio










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LA PIEVE DI SAN MICHELE





Risale al Medioevo anche la pieve dedicata all'Arcangelo Michele  eretta fuori dalle antiche mura per volere dell'abate Teodorico (870/887) e dipendente dall'Abbazia fino al Trecento. La facciata è stata restaurata in forme barocche, mentre le absidi e il campanile conservano l'aspetto romanico.





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LA TORRE DEI BOLOGNESI






"La torre, sede del Museo di Nonantola, fu costruita nel 1307 dai Bolognesi che avevano conquistato Nonantola dopo una lunga serie di battaglie con i Modenesi per il controllo del territorio. La torre è un edificio in mattoni a pianta quadrata di 11,7X12,76 metri alta 38,13 metri, presenta una merlatura guelfa ricoperta da un tetto a capriate già attestato nel 1500 (rifatto negli anni ’70). Esaurita la sua funzione militare fu utilizzata dalla metà del XV secolo al XVII secolo come carcere, in seguito come magazzino ed infine, dagli anni ‘50 agli anni ‘70 del secolo scorso ospitò il deposito sopraelevato dell’acquedotto,a causa del quale furono tagliate le travi trecentesche in rovere per permettere l’inserimento di una cisterna. Dopo la demolizione del serbatoio dell’acquedotto, ormai in disuso, è stato possibile affrontare il restauro storico conservativo della Torre dei Bolognesi. 
La Torre dei Bolognesi, per quanto riguarda le murature esterne, corrisponde quasi totalmente a quella costruita nel 1307 (ad eccezione del coronamento, modificato e ricostruito). Grazie all’analisi della cartografia storica, confermata dagli scavi archeologici effettuati nel 2004 dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, è stato possibile ricostruire il sistema difensivo intorno alla torre: questo sistema era composto da due rivellini a nord, uno a ridosso delle mura di cinta, esterno alle mura, l’altro sulla stessa linea ma interno alle mura; i rivellini erano dotati di porte che, probabilmente grazie all’aiuto di ponti levatoi, permettevano di superare le fosse esterne (a ridosso delle mura di cinta) e interne (relative alle fortificazioni in corrispondenza della torre). Era inoltre presente un sistema di mura interne costituito da un tratto di mura verso nord e uno ad ovest della torre.


La porta attuale al piano terreno è frutto di una ristrutturazione cinquecentesca mentre quella originaria (tuttora visibile anche se tamponata) era posta ad alcuni metri da terra ed era raggiungibile solo dal camminamento di ronda delle mura. A questa altezza era posto un ballatoio dal quale la guarnigione controllava il transito sulla sottostante strada ammattonata ed azionava le macchine dei ponti levatoi. Questo sistema permetteva di controllare efficacemente questa zona con operazioni sia offensive che difensive."  https://visitnonantola.it/centro-storico/le-torri/item/56-la-torre-dei-bolognesi-sec-xiv-museo-di-nonantola

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LA TORRE DEI MODENESI




"La torre dei Modenesi, così chiamata perché costruita dai Modenesi nel XIII secolo, era parte integrante del sistema difensivo del borgo medievale e oggi si erge isolata ad ovest del centro storico, all’inizio di via Roma. La Torre fu costruita nel 1261, anno in cui il Comune di Modena stipulò un lodo con il monastero nonantolano in cui si sanciva la perdita della giurisdizione temporale dell’abate di Nonantola a favore della comunità modenese, ed ebbe la funzione di ospitare un presidio di soldati modenesi a controllo del borgo di Nonantola.Gli anni che precedettero il lodo e la costruzione della torre si inseriscono nell’ambito di fenomeni storici ben più ampi quali la nascita e l’affermazione dei comuni in Italia e le lotte tra Guelfi e Ghibellini; questo periodo fu caratterizzato da una serie di tentativi di ingerenza da parte dei Modenesi nei confronti del monastero nonantolano e dalle guerre tra Modena ghibellina e Bologna guelfa. La torre dei Modenesi era un elemento fondamentale del sistema difensivo medievale di Nonantola; questo apparato di difesa si era modificato nel corso dei secoli: partendo da un sistema di fossati a ridosso del complesso abbaziale si arrivò, a metà dell’XI secolo, all’innalzamento della cinta muraria voluta dell’abate Gotescalco, che racchiudeva uno spazio che comprendeva il monastero e le abitazioni della comunità rurale.
Nel XVII secolo la torre fu adibita a prigione e 2 edifici si impostarono su precedenti strutture bassomedievali: a est, fin dal 1623, era presente la casa del custode del carcere e ad ovest era attestato un altro edificio dal 1620 (nel 1833 documentato come negozio Allegretti).

Durante il XX secolo la torre fu adibita a casa per i poveri e, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu un rifugio antiaereo; fino al 2012 è stata la sede delle attività culturali musicali di Nonantola ed oggi è utilizzata da alcune associazioni a scopi culturali. La torre si presenta con una struttura in mattoni a pianta quadrata di 10,7X9,63 metri, ha un altezza di 30,5 metri ed è divisa in 5 piani. La merlatura guelfa con cui originariamente terminava è stata in parte murata e ricoperta da un tetto con in cima un torricino che ospita la campana comunale. Sul prospetto ovest è collocato un orologio documentato dal XVI secolo, e, all’interno di un’edicola, si trova un dipinto della Madonna col Bambino eseguito nel 1980 dal pittore modenese Buffagni che ne riprende uno precedente. ..."  

              Nonantola al tempo delle fortificazioni volute dall'abate Gotescalco nell'XI secolo

https://visitnonantola.it/centro-storico/le-torri/item/56-la-torre-dei-bolognesi-sec-xiv-museo-di-nonantola

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VILLA EMMA


Villa Emma si trova fuori Nonantola e ospita la Fondazione omonima per la pace dei popoli. 
fu costruita alla fine dell'Ottocento per volere del Commendatore Carlo Sacerdoti  quale residenza estiva per dedicarla alla moglie Emma Coen. Dopo la guerra andò in rovina finchè non fu acquistata da privati e restaurata per poi dibentare la sede sella Fondazione Villa Emma, che opera per la pace dei popoli. Davanti alla villa è stato organizzato un museo dedicato ai ragazzi di Villa Emma.
Qui infatti furono ospitati nel luglio del 1942 una settantina di orfani tedeschi per iniziativa di Mario Finzi, delegato della DELASEM (Delegazione Assistenza Emigranti Ebrei) e con l'appoggio del medico Giuseppe Moreali e dei sacerdoti Arrigo Beccari ed Ennio Tardini, poi onorificati come Giusti tra le Nazioni, nonchè della popolazione. Infatti con l'occupazione tedesca dopo l'armistizio i ragazzi dovettero abbandonare la Villa e trovarono rifugio proprio tra gli abitanti e i vari conventi del territorio finchè furono espatriati in Svizzera grazie a documenti falsi e all'aiuto della DELASEM e, dopo la guerra, andarono in Israele.
Ma la Resistenza continuò ad operare nel territorio stampando documenti falsi e fogli di propaganda antifascista, dando rifugio ai partigiani e agli ebrei. 

 



 

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